
Spritz Box
6 Spritz a scelta fra Aperol, Campari e Hugo
Come tutti i giorni, fino alle 20:30Scegli con gli occhi. Trova il tuo gusto.
Spritz Box · 6 Spritz · 10 €fino alle 20:30 ↗Le immagini dei drink sono rappresentative e possono differire dalla presentazione al banco.
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10 voci Bollicine, bitter e ghiaccio generoso: lo spritz e l'aperitivo bolognese come li serviamo in via Petroni.
Aperol, prosecco, soda, arancia.
Arancione, fresco e leggero. È il bicchiere con cui inizia quasi ogni aperitivo, e raramente ci si ferma al primo.
Non c'è molto da spiegare: Aperol, prosecco, una spruzzata di soda e la fetta d'arancia. Il segreto è tutto nel ghiaccio: ne mettiamo parecchio, così resta freddo fino in fondo e non si annacqua dopo due sorsi. È quello che ordini al volo, senza nemmeno guardare la carta, quando vuoi solo startene tranquillo.
Campari, prosecco, soda, arancia.
Come l'Aperol ma più rosso e più amaro. Per chi lo spritz lo vuole con un po' di carattere, non dolce.
Cambi l'Aperol col Campari e cambia tutto: l'amaro si sente di più, il colore è più acceso e il finale resta in bocca più a lungo. È lo spritz di chi ha già deciso cosa gli piace e non cerca la versione dolce. Se l'Aperol ti sembra troppo morbido, qui ti trovi.
Limoncello, prosecco, soda, scorza di limone.
Limoncello e prosecco, con la scorza di limone che senti già dal primo sorso. Dolce, profumato, facilissimo da bere.
Limoncello e prosecco insieme fanno una cosa sola: profumo di limone e bollicine che alleggeriscono. La scorza sul bordo non è lì per bellezza, è la prima cosa che senti. Va benissimo dopo cena, o quando hai voglia di qualcosa di fresco senza l'amaro.
Select, prosecco, soda, oliva verde.
Il vero spritz veneziano: più erbaceo dell'Aperol, con l'oliva al posto dell'arancia.
Prima che l'Aperol diventasse di moda, a Venezia lo spritz si faceva col Select: più erbaceo, più radicato, meno dolce. L'oliva non è un vezzo, serve a bilanciare l'amaro e a metterci un po' di sale. Se vuoi capire da dove arriva lo spritz, parti da qui.
Sciroppo di sambuco, prosecco, soda, lime, menta.
Sambuco, menta e lime al posto dell'amaro. Profuma tantissimo ed è il più leggero di tutti.
L'Hugo è nato sulle Dolomiti e poi è finito ovunque. Il sambuco e la menta trasformano il prosecco in qualcosa di floreale e leggero, senza amaro. Lo riconosci subito perché profuma ancora prima di arrivarti vicino. Perfetto quando fa caldo e l'Aperol ti sembra troppo.
Cynar, prosecco, soda, arancia.
Fatto col Cynar, quindi amaro vegetale e quasi niente zucchero. Lo spritz per chi ha il palato già fatto.
Il Cynar è un amaro al carciofo, e in uno spritz ci sta meglio di quanto sembri: porta una nota vegetale e taglia quasi del tutto il dolce. Stesso rituale delle bollicine, ma con più carattere. Di solito chi lo prova una volta poi lascia perdere gli altri.
Venturo, prosecco brut, soda, scorza di limone, crosta di sale marino.
Limone di Sicilia, rosmarino e un bordo di sale di Trapani. Lo spritz più mediterraneo che facciamo.
Il Venturo mette insieme limoni siciliani, rosmarino e camomilla blu, e il risultato sa di mare. Il sale sul bordo non è solo scenografia: dà quella punta salina che taglia il dolce. È anche il più bello da vedere, e infatti è uno dei più ordinati.
Liquore Sarti Rosa, prosecco, soda, scorza d'arancia.
Rosa nel colore e nel profumo, con mango, frutto della passione e pompelmo. Quello che ordini anche un po' per la foto.
Il Sarti Rosa porta mango, frutto della passione e pompelmo, e tira fuori un rosa che non passa inosservato. È morbido e fruttato, ma resta facile da bere fino in fondo. Perfetto per un brindisi, o quando la serata vuole un po' di colore.
Passion fruit, vaniglia, prosecco, soda.
Il Pornstar Martini, ma in versione spritz. Passion fruit e vaniglia allungati col prosecco, e quando passa tra i tavoli c'è sempre qualcuno che si gira.
Il Pornstar Martini classico è buonissimo ma piuttosto impegnativo, più roba da fine serata. Noi l'abbiamo reso più leggero: stessa polpa di passion fruit, stessa vaniglia, ma allungato con prosecco e soda, così funziona anche come aperitivo. Con i gruppi non c'è storia: lo ordina uno e nel giro di due minuti lo vogliono tutti.
Campari, succo d'arancia fresco montato.
Solo Campari e succo d'arancia, ma montato a spuma. Due ingredienti fatti come si deve.
Il Garibaldi sembra banale: Campari e arancia. Il punto è come tratti il succo, perché montato a spuma diventa tutt'altra cosa rispetto a una semplice spremuta. Amaro e dolce si tengono in equilibrio, e bevi qualcosa di molto più curato di quanto faccia pensare la lista ingredienti.
32 voci Negroni, Cuba Libre, Gin Tonic e i long drink che non passano mai di moda, fatti con cura al bancone.
Rum, cola, lime.
Rum, cola e una bella strizzata di lime. Il long drink che non delude mai, nemmeno alle due di notte.
Il lime qui conta più di quanto sembri: taglia il dolce della cola e tira fuori il rum, altrimenti resta una bibita. È nato a Cuba a fine Ottocento ed è ancora il drink da gruppo per eccellenza, freddo e senza pensieri. In caraffa è perfetto quando il tavolo comincia a riempirsi.
Gin, Campari, vermouth rosso, scorza d'arancia.
Gin, Campari e vermouth rosso, in parti uguali. È amaro e diretto: la prima volta magari storci il naso, ma poi diventa quello che ordini sempre.
Lo inventò il conte Negroni a Firenze nel 1919: voleva un Americano più forte e si fece sostituire la soda con il gin. Da allora nessuno è più riuscito a migliorarlo. Noi lo mescoliamo nel mixing glass finché non è ben freddo, poi ci spremiamo sopra una scorza d'arancia per il profumo. Se è il primo che provi, prenditela con calma: il Negroni si capisce dal secondo in poi.
Campari, vermouth rosso, soda, arancia.
Campari e vermouth allungati con la soda. L'aperitivo leggero che apre la serata senza appesantirti.
Viene prima del Negroni di parecchi anni: stessa base di Campari e vermouth rosso, ma con la soda al posto del gin e tanto ghiaccio. Più beverino, meno alcol, lo stesso bell'amaro. È quello da ordinare quando il sole cala e la serata deve ancora ingranare.
Gin, soda al limone, lime fresco.
Gin secco e soda al limone. Dissetante, diretto, fatto apposta per la caraffa con gli amici.
Niente di complicato: il gin lo scegli tu, la soda al limone taglia, il lime fresco chiude. Leggero ma con una sua struttura, va giù bene quando fa caldo o quando vuoi qualcosa di pulito senza rinunciare al gin. In caraffa è uno dei più gettonati al tavolo.
Gin a scelta, tonica premium, scorza di lime.
Il gin lo scegli dalla nostra parete, la tonica fa il resto. Botanico, frizzante, fatto bene.
Non tutti i gin tonic sono uguali, e la differenza la fanno il gin e la tonica. Noi lo costruiamo sul gin che preferisci, con tonica premium e una scorza di lime spremuta sopra per aprire i profumi. Fresco e secco, regge dall'aperitivo fino a tarda notte.
Gin, blue curaçao, triple sec, limone.
Blu elettrico e dolcezza tenuta a bada. Il classico italiano che si fa notare sul bancone.
Arriva dagli anni Settanta: gin, blue curaçao, triple sec e limone shakerati e serviti ben freddi. Il colore è da cartolina, ma sotto c'è un equilibrio dolce-amaro che funziona davvero. Lo ordina chi vuole qualcosa di scenico senza finire nel tropicale.
Vodka, soda al limone, lime fresco.
Vodka pulita e limone tagliente. Il long drink che conoscono tutti e che nessuno rifiuta.
Lineare e dissetante: vodka neutra, soda al limone frizzante, lime a chiudere. Niente botaniche, niente complicazioni, solo qualcosa di freddo che va giù facile. È il long drink da studenti per definizione, e da noi è esattamente questo: semplice, generoso, in caraffa se serve.
Vodka, tonica, lime.
Più asciutto del gin, più pulito del lemon. Vodka e tonica, senza fronzoli.
Per chi vuole struttura ma senza le erbe del gin: vodka fredda, tonica amara, lime che taglia. Bicchiere alto, ghiaccio abbondante. Meno profumato di un gin tonic e più diretto, è la scelta giusta quando hai voglia di qualcosa di secco e lineare.
Vodka, Red Bull.
Vodka e Red Bull. Carburante per la notte, detto senza giri di parole.
Due ingredienti ed effetto immediato: vodka pulita ed energy drink frizzante, servito freddo e veloce. Non è un drink da degustare, è quello che ordini quando la serata deve cambiare marcia. Noi lo facciamo al volo, com'è giusto che sia.
Rum, cola.
Rum e cola, punto. Due ingredienti, nessuna discussione, sempre la scelta giusta.
È il Cuba Libre senza fronzoli: rum bianco o scuro, cola fredda, ghiaccio. Niente lime, solo la dolcezza della cola e il calore del rum che si mettono d'accordo. In caraffa è il drink da gruppo per definizione, soprattutto a inizio serata.
Whiskey, cola.
Whiskey e cola scura. Calore, dolcezza e un po' di carattere: il classico che regge sempre.
Bourbon o blended che incontra la cola fredda: il fumo del legno si ammorbidisce e la dolcezza della cola lo avvolge. È un long drink robusto, per chi vuole struttura senza bersi il whiskey liscio. In caraffa è il compagno giusto per le serate lunghe.
Jägermeister, Red Bull.
Lo shot di Jäger che si tuffa nella Red Bull. Erbe scure, energia e un urlo di gruppo assicurato.
È lo shot-bomba per definizione: Jägermeister alle erbe e spezie, Red Bull frizzante, effetto immediato. Non si sorseggia, si butta giù in un colpo solo, di solito in compagnia. È il rito da bar quando la serata passa dalle chiacchiere al decollo.
Vodka, peach schnapps, succo di mirtillo rosso, succo d'arancia.
Pesca, mirtillo e arancia. Colori da tramonto e un gusto dolce che non stanca mai.
Arriva dalla Florida degli anni Ottanta: vodka, peach schnapps, mirtillo rosso e arancia, shakerati e serviti ben freddi. Fruttato, colorato, immediato, sa di vacanza anche a chilometri dal mare. Lo ordina chi vuole dolcezza senza però rinunciare all'alcol.
Vodka, gin, rum, tequila, triple sec, limone, cola.
Cinque distillati e cola scura. Sembra innocuo, non lo è: il long drink che sa quello che vuole.
Vodka, gin, rum, tequila e triple sec shakerati col limone, poi cola per allungare e ingannare l'occhio. Nato negli anni Settanta, è il drink più subdolo della carta: dolce in bocca, deciso nel bicchiere. Meglio sapere già cosa stai ordinando.
Vodka, gin, rum bianco, tequila bianca, soda al limone.
Quattro distillati bianchi e soda al limone. Schietto, potente, nato per la caraffa.
Vodka, gin, rum bianco e tequila bianca, allungati con soda al limone: trasparente, tagliente, senza giri di parole. È il long drink da gruppo per chi vuole forza senza complicarsi la vita. In caraffa è uno dei classici che ci chiedono di più.
Vodka, gin, rum bianco, tequila bianca, fragola, soda al limone.
Il Quattro Bianchi con la fragola fresca. Rosso acceso, dolcezza vera, stessa potenza di prima.
Stessa base dei Quattro Bianchi, con la fragola fresca a dare colore e profumo d'estate. Più dolce e fruttato, ma la struttura alcolica resta tutta lì: la fragola ammorbidisce senza nascondere i quattro distillati. In caraffa è la scelta quando il gruppo vuole qualcosa di più morbido.
Vodka, gin, rum bianco, tequila bianca, passion fruit, soda al limone.
Passion fruit sui quattro bianchi. Arancione acceso, tropicale e bello potente: l'estate in caraffa.
Passion fruit denso e un po' acidulo su vodka, gin, rum e tequila: bicchiere arancione, profumo esotico, stessa carica di sempre. È la versione tropicale dei Quattro Bianchi, quella giusta quando a Bologna fa caldo e vuoi qualcosa di fruttato ma con le spalle larghe.
Vodka, gin, rum bianco, tequila bianca, amarena, soda al limone.
Amarena scura sui quattro bianchi. Ciliegia acidula, dolcezza profonda, finale lungo.
L'amarena taglia il dolce e mette acidità: rosso scuro, frutta carica, stessa base potente. È la variante più italiana dei Quattro Bianchi, con la ciliegia sour che bilancia i distillati. In caraffa funziona quando il gruppo vuole qualcosa di più ricco e meno tropicale.
Sherry fino, vermouth dry, orange bitter, angostura.
Sherry e vermouth dry. Un aperitivo secco e sapido, elegante senza un goccio di distillato.
È un classico pre-Proibizionismo: sherry fino, vermouth dry, qualche goccia di bitter all'arancia e angostura, mescolati e serviti freddi. Poco alcol e tanto carattere, con quella nota leggermente ossidata che piace a chi ama gli aperitivi diversi dal solito. Una bella alternativa quando non hai voglia né di gin né di vodka.
Purea di pesca bianca, prosecco.
Pesca bianca e prosecco. Veneziano, delicato, con le bollicine che sanno d'estate.
L'ha inventato l'Harry's Bar di Venezia negli anni Quaranta: purea di pesca bianca e prosecco, mai shakerato ma mescolato piano per non perdere le bollicine. Colore pesca pallido, gusto morbido e fruttato. Va benissimo a brunch, in aperitivo o quando vuoi qualcosa di leggero e un po' raffinato.
Brandy, crème de cacao, panna fresca, noce moscata.
Brandy, cacao e panna setosa. Un dessert nel bicchiere, caldo e vellutato.
È un cocktail da dessert che arriva dagli anni Venti: brandy, crème de cacao e panna shakerati col ghiaccio, serviti in coppa con una grattata di noce moscata. Cremoso, dolce, appena alcolico. È quello da fine serata quando vuoi qualcosa di morbido al posto del solito amaro secco.
Zolletta di zucchero, angostura, champagne o prosecco, scorza di limone.
Zolletta di zucchero, angostura e bollicine. Un rito antico, elegante e senza tempo.
È una delle ricette più antiche che esistano: zolletta imbevuta di angostura, sopra champagne o prosecco, e una scorza di limone spremuta. Le bollicine sciolgono piano lo zucchero, il bitter profuma il bicchiere. È il drink da coppa quando vuoi qualcosa di un po' cerimonioso, per un brindisi o per chiudere in bellezza.
Vermouth dry, Bénédictine, assenzio.
Vermouth dry, Bénédictine e un filo d'assenzio. Un aperitivo profumato, secco e un po' a sorpresa.
È un cocktail pre-Proibizionismo quasi dimenticato: vermouth dry, Bénédictine alle erbe dolci e una goccia d'assenzio a dare il carattere. Mescolato e servito freddo, profumato e appena anisato, con poco alcol. È per chi ha già fatto il giro di Negroni e Americano e cerca qualcosa di più ricercato.
Sherry, agrumi, zucchero, frutta fresca, ghiaccio tritato.
Sherry su ghiaccio tritato, con frutta fresca e agrumi. Fresco, antico, perfetto dal pomeriggio in poi.
È uno dei primi cocktail americani di cui si abbia traccia: sherry, zucchero, agrumi e ghiaccio tritato, con un po' di frutta fresca a guarnire. Fresco, leggero, facile da bere, pensato per il caldo e le ore lente. Lo proponiamo a chi vuole qualcosa di diverso dal solito long drink, con un pezzo di storia dentro.
Cognac, amaretto.
Cognac caldo e amaretto dolce. Due ingredienti on the rocks, nient'altro da aggiungere.
Cognac e amaretto, mescolati e serviti sul ghiaccio: il calore del brandy, la dolcezza della mandorla, un finale morbido. È nato negli anni Settanta e prende il nome dal film. Corto e deciso, va sorseggiato con calma, dopo cena o quando vuoi qualcosa di dolce ma senza panna.
Cognac, orgeat, angostura, scorza di limone.
Cognac e orgeat alle mandorle. Un classico dell'Ottocento, corto, profumato e poco visto in giro.
La ricetta è del 1862, di Jerry Thomas: cognac, sciroppo di orgeat, angostura e scorza di limone, mescolati freddi. Lo creò in onore del primo inviato giapponese negli Stati Uniti. Corto, profumato, appena dolce, è per chi ama i drink storici e vuole spingersi oltre il solito Negroni.
Crème de cassis, champagne o prosecco.
Crème de cassis e bollicine. Scuro, francese, immediato: il brindisi che riesce sempre.
È la versione regale del Kir: crème de cassis di ribes nero sul fondo del flute, poi champagne o prosecco. Viola intenso, con le bollicine che sollevano la frutta e un gusto dolce e vivace. Perfetto per brindare, per un aperitivo elegante o quando vuoi qualcosa di leggero ma con un po' di colore.
Whisky giapponese, matcha, soda, limone.
Whisky giapponese e matcha in versione highball. Verde, tannico, frizzante: una firma della casa.
È il nostro highball signature: whisky giapponese, matcha setacciato, soda e limone, in bicchiere alto pieno di ghiaccio. Verde intenso, con i tannini del tè che dialogano col legno del whisky e le bollicine che alleggeriscono. Minimal e moderno, è per chi cerca qualcosa di diverso dal solito long drink.
Pimm's No. 1, ginger ale o limonata, cetriolo, frutta, menta.
Pimm's, cetriolo e frutta. Long drink inglese, fresco e conviviale, fatto per la caraffa.
È il drink da estate inglese per eccellenza: Pimm's No. 1, ginger ale o limonata, cetriolo, frutta e menta in bicchiere alto. Leggero, erbaceo, dissetante, pensato proprio per essere condiviso. In caraffa è perfetto per i gruppi che vogliono qualcosa di fresco senza troppo alcol.
Pisco, lime, zucchero, albume, angostura.
Pisco, lime e una schiuma bianca compatta. Il sour sudamericano, cremoso, con l'angostura in superficie.
È il drink nazionale di Perù e Cile: pisco, lime, zucchero e albume, shakerati prima a secco per montare la schiuma e poi col ghiaccio, con qualche goccia di angostura sopra. Acidulo, cremoso, equilibrato. Il doppio shake fa la differenza: la schiuma dev'essere densa e il lime deve farsi sentire.
Cognac, triple sec, limone, bordo zuccherato opzionale.
Cognac, triple sec e limone. Un sour classico, caldo e agrumato, col bordo zuccherato se lo vuoi.
È un sour parigino degli anni Venti: cognac, triple sec e limone shakerati freddi, serviti in coppa con il bordo zuccherato facoltativo. Calore del brandy, dolcezza del triple sec, acidità del limone, tutto in equilibrio. È per chi ama i sour ma vuole qualcosa di più strutturato del gin.
Southern Comfort, ghiaccio, scorza d'arancia.
Southern Comfort sul ghiaccio. Pesca speziata, morbido: il finale dolce della serata.
Servizio essenziale: Southern Comfort versato sul ghiaccio, scorza d'arancia per profumare. È un liquore di whiskey alla pesca e spezie, dolce e morbido, niente di complicato. Perfetto per chiudere la serata senza un cocktail elaborato, quando vuoi solo qualcosa di caldo e confortevole.
30 voci Dal Martini al twist d'autore: gin, agrumi e botaniche scelte dalla nostra parete premium.
Gin, vermouth dry, oliva o twist di limone.
Stirato e gelido, niente fronzoli. Gin e vermouth, e basta.
Il Dry Martini ha preso questa forma nella New York di inizio Novecento, quando i barman hanno cominciato a spostare l'equilibrio sempre più verso il secco. Noi lo stirriamo finché il bicchiere non si appanna dal freddo. L'oliva o il twist di limone non sono guarnizione: sono il modo in cui firmi l'ordine.
Gin, succo di limone, sciroppo di zucchero, champagne / prosecco.
Gin, limone e bollicine. Un Tom Collins che si è messo in tiro.
Il nome viene dal cannone francese da 75 mm della Prima guerra mondiale: potente e preciso. A Parigi lo servivano all'Harry's Bar come brindisi di guerra. Le bollicine tagliano l'agrumato senza coprirlo, ed è uno di quei drink che mette subito allegria.
Gin, succo di limone, zucchero, soda.
Long drink alto e frizzante. Il gin che bevi senza starci a pensare.
Prima del cocktail c'era la burla del 'Tom Collins': nel 1874 un giornale di New York si inventò un tale signor Collins che parlava male di tutti in città. La gente entrava nei bar a cercarlo e i barman rispondevano servendo questo drink. La prima trovata virale dell'Ottocento.
Gin, lime cordial, lime fresco.
Gin e lime, niente altro. Due ingredienti che si guardano in faccia.
Il Gimlet nasce sulle navi britanniche: il lime cordial serviva contro lo scorbuto e il gin rendeva la medicina più digeribile. Raymond Chandler l'ha reso immortale ne Il grande sonno. Da noi resta secco e diretto, senza giri.
Gin, sciroppo di lampone, limone, albume.
Rosa vellutato e schiuma setosa. Eleganza pre-Proibizionismo in un bicchiere basso.
Il Clover Club era un circolo riservato di giornalisti, avvocati e scrittori di Philadelphia, attivo da fine Ottocento. Il cocktail era come loro: raffinato, un po' dolce, mai banale. L'albume non è un vezzo, è la texture che te lo fa ricordare.
Gin, miele, limone.
Miele grezzo, limone tagliente, gin botanico. Il Proibizionismo reso bello.
Durante il proibizionismo il miele serviva a mascherare il gin di pessima qualità, e il trucco funzionava così bene da diventare un classico. 'Bee's knees', in slang americano, voleva dire 'il massimo'. Noi usiamo un miele che profuma ancora di alveare.
Gin, limone, zucchero, soda.
Fizz secco e lineare. Il long drink che non ti tradisce mai.
Il Gin Fizz spopolò nella New Orleans dell'Ottocento, quando i bar li servivano uno dietro l'altro con gli shaker che non si fermavano mai. È il cugino sobrio del Ramos: stessa famiglia, molta meno pazienza richiesta. Perfetto quando vuoi gin e bollicine senza il rituale.
Gin fat-washed all'olio extravergine, vermouth dry, oliva taggiasca.
Un Martini mediterraneo, col gin lavato nell'olio extravergine. Corpo setoso e un finale salino.
Il fat-washing infonde l'olio nel gin a freddo: niente grasso in superficie, solo profumo e una texture vellutata. L'oliva taggiasca ligure chiude con un morso salato che nessun twist di limone riesce a dare. È il nostro Martini per chi vuole uscire dal seminato.
Gin, Campari, vermouth rosso, cold brew coffee.
Il Negroni dopo mezzanotte: amaro, vermouth e caffè estratto a freddo.
Il Negroni classico nasce a Firenze nel 1919, quando il conte Camillo Negroni chiese di rinforzare l'Americano col gin. Qui il cold brew aggiunge profondità tostata senza l'amaro bruciato dell'espresso. È il Negroni di chi fa tardi.
Gin, orgeat, limone, angostura.
Gin sour con la mandorla. Fresco in bocca, ma più profondo di quanto sembri.
Il nome richiama i circoli Army & Navy americani, dove gli ufficiali bevevano gin sour col twist. L'orgeat, lo sciroppo di mandorla, arriva dal mondo tiki e smorza l'acidità del limone. Poche gocce di angostura lo rendono quasi un dessert secco.
Gin, maraschino, crème de violette, limone.
Viola pallido, ciliegia secca, agrume. Un sour che profuma di un'altra epoca.
Hugo Ensslin lo pubblicò nel 1916 nel ricettario dell'Hotel Wallick di New York, in piena febbre per l'aviazione. La crème de violette era quasi sparita, finché i barman moderni non l'hanno riportata sul bancone. Quel colore cielo-al-tramonto non mente.
Gin, vermouth rosso, Chartreuse verde, orange bitter.
Gin, vermouth rosso e Chartreuse verde, in parti uguali. Tre gemme nel bicchiere.
Harry Johnson lo chiamò 'bijou', gioiello, per i tre ingredienti preziosi che brillano nel bicchiere. È parente del Negroni, ma più erbaceo e meno amaro di Campari. La Chartreuse verde porta dentro 130 erbe del monastero, e qui le senti tutte.
Gin, limone, zucchero, crème de mûre.
Gin sour con la mora che cola nel ghiaccio. Estate inglese nel bicchiere.
Dick Bradsell lo creò nella Londra degli anni Ottanta, ispirato ai rovi di mora del Sussex dove da bambino raccoglieva i frutti. La crème de mûre si versa sopra il ghiaccio tritato e scende a spirale: l'effetto scenico è compreso nel prezzo.
Gin, Cointreau, Lillet Blanc, limone, rinse di assenzio.
Quattro parti uguali e un soffio di assenzio. Il risveglio elegante per definizione.
Harry Craddock lo mise nel Savoy Cocktail Book del 1930 con un avvertimento: quattro di fila e il cadavere torna cadavere. Il giro d'assenzio profuma il bicchiere senza dominare. Bevilo piano, oppure non bere.
Gin, cetriolo, menta, lime, zucchero.
Un Southside col cetriolo. Verde, fresco, silenzioso.
Il Southside era il drink dei gangster di Chicago durante il proibizionismo: menta e lime per coprire il gin scadente. L'Eastside ci aggiunge il cetriolo e prende il nome dall'East Side di Manhattan. È il gin sour per chi non sopporta il rum del Mojito.
Gin, vermouth dry, cipollina cocktail.
Un Martini con la cipollina. Salino, tagliente, senza compromessi.
La leggenda dice che il diplomatico Gibson chiedesse olio d'oliva al posto del twist, e il barista, rimasto senza, mise una cipollina. Un'altra storia parla di un disegnatore che odiava l'oliva nel Martini. In ogni caso il risultato è più secco e più adulto.
Gin, basilico fresco, limone, zucchero.
Basilico pestato a mano e gin agrumato. Il verde che profuma tutto il bancone.
Jörg Meyer lo inventò al Le Lion di Amburgo nel 2008 e vinse il World Class di Diageo. Il segreto è pestare il basilico con forza, non mescolarlo piano. Da noi lo senti ancora prima di assaggiarlo.
Gin premium, vermouth dry, bitter all'arancia, twist di limone.
Un Dry Martini dorato col gin premium. Cristallino, secco, da sorseggiare.
Il rapporto giusto in un Martini secco è un dibattito eterno tra barman. Qui usiamo un gin premium e il bitter all'arancia, che gli danno quel riflesso dorato nel bicchiere. Non è un Martini qualsiasi: è quello che ordini quando sai esattamente cosa vuoi.
Gin, vermouth dry, liquore dorato, bitter aromatico.
Un Martini notturno coi riflessi dorati. Più scuro, più profondo.
Il Golden Night nasce dall'idea di un Martini che cambia con la luce del locale: stesso rigore del Dry, ma con un liquore dorato e dei bitter aromatici che ne scuriscono il profilo. Da bere quando la serata è già avviata e l'aperitivo non basta più.
Gin, Chartreuse verde, maraschino, lime.
Parti uguali di verde, acido e speziato. Bicchiere piccolo, voce enorme.
Frank Fogarty, attore di vaudeville sordomuto, lo portò al Detroit Athletic Club negli anni Venti. Poi sparì per decenni, finché Murray Stenson non lo riscoprì a Seattle nel 2004. Quattro ingredienti in parti uguali e un equilibrio tutt'altro che facile. Chi lo prova una volta lo ordina sempre.
Old Tom gin, vermouth rosso, maraschino, bitter.
Il ponte tra Manhattan e Martini. Dolce, erbaceo, con tanta storia dentro.
Diversi storici lo considerano l'antenato diretto del Martini: stesso gin, ma vermouth dolce al posto del dry, più maraschino e bitter. La chiave è l'Old Tom gin, più morbido del London Dry. Bevilo stirato e capisci da dove arriva tutto il resto.
Gin, orange curaçao, lime, angostura, orange bitter.
Un sour coloniale e secco, fatto di agrumi, bitter e gin.
Il Pegu Club era il circolo riservato degli ufficiali britannici a Rangoon, in Birmania, e il cocktail ne ha preso nome e carattere coloniale. L'orange curaçao e il doppio bitter lo rendono più complesso di un gin sour normale. Harry Craddock lo consacrò al Savoy.
Gin, limone, lime, panna, albume, acqua di fiori d'arancio, soda.
Il fizz cremoso di New Orleans. Schiuma alta, agrume e profumo di fiori d'arancio.
Henry C. Ramos lo creò nel 1888, e al suo bar arrivavano a tenere venti shaker in funzione contemporaneamente solo per questo drink. La ricetta originale vuole dodici minuti di shake: noi rispettiamo la tradizione senza farti aspettare un'ora. Vale ogni secondo.
Gin, vermouth dry, vermouth rosso, orange curaçao, arancia, bitter.
Arancia e vermouth in doppia versione. Elegante, complesso, col nome da brivido.
Ne esistono due versioni, 'Straight' e 'Curled', che cambiano in base al tipo di orange curaçao. Il nome richiama i baffi arancioni del diavolo nella tradizione popolare. Harry Craddock lo annotò al Savoy come un cocktail da conoscere, non da ordinare a caso.
Gin, passion fruit, falernum, orgeat, limone.
Un tiki al gin: passion fruit, falernum e mandorla. Tutta un'altra orbita.
J. 'Popo' Galsini lo inventò negli anni Sessanta per un concorso tiki in California, e vinse con un drink al gin in un mondo dominato dal rum. Il nome Saturno richiama l'anello di frutta intorno al bicchiere. Falernum e orgeat portano le spezie caraibiche dentro il mondo del gin.
Gin, cherry brandy, Cointreau, Bénédictine, ananas, lime, granatina.
Il long drink del Raffles: rosso, tropicale, speziato. Un mondo intero nel bicchiere.
Ngiam Tong Boon lo creò tra il 1910 e il 1915 al Raffles Hotel di Singapore, così che le donne potessero bere qualcosa che sembrasse un succo di frutta. Ciliegia, ananas, Bénédictine: ogni ingrediente racconta un pezzo d'Impero. Sulla ricetta originale i puristi litigano ancora oggi.
Gin, menta, lime, zucchero.
Un Mojito senza rum. Più secco, più elegante, con una menta che non stanca.
Il South Side di Chicago era zona di Al Capone durante il proibizionismo, e il drink nacque lì per rendere bevibile il gin di contrabbando. Al resto pensavano menta e lime. Da noi è il long drink fresco per chi vuole gin senza la soda.
Gin, vermouth dry, maraschino, assenzio, orange bitter.
Un Martini in smoking: maraschino, assenzio, bitter.
Il Tuxedo Club di New York era il tempio del cocktail al gin a fine Ottocento, e da lì il drink ha preso nome ed eleganza formale. Maraschino e assenzio lo rendono più profumato del Martini classico. Ordinarlo vuol dire sapere cosa si beve.
Gin, vodka, Lillet Blanc, twist di limone.
Bond, ma fatto bene: gin, vodka e Lillet. Freddissimo e letale.
Ian Fleming lo inventò per James Bond in Casino Royale, nel 1953: il famoso 'shaken, not stirred' nasce qui, anche se i puristi lo preferiscono stirato. Il Lillet Blanc ha preso il posto del Kina Lillet originale, ormai fuori produzione. Noi lo serviamo come l'avrebbe voluto Fleming, potente e senza compromessi.
Gin, triple sec, limone, albume opzionale.
Un sour bianco e luminoso. Sembra semplice, ma non lo è affatto.
Harry MacElhone la fece prima col cognac al Ciro's Club di Londra, poi la rifece col gin all'Harry's Bar di Parigi, ed è la versione al gin quella che è rimasta. L'albume è facoltativo: con la schiuma è un sour setoso, senza è più tagliente e diretto. Funziona in entrambi i modi.
19 voci Vodka cristallina, classici puliti e formule che funzionano sempre, dal sour al long drink.
Vodka alla vaniglia, passion fruit, lime, prosecco a parte.
Maracuja, vaniglia e una foam densa, col flute di prosecco a parte: il drink che si fa fotografare prima di farsi bere.
Creato a Londra da Douglas Ankrah nei primi anni Duemila, è diventato uno dei cocktail più ordinati al mondo. Il rito è preciso: un sorso di drink, un sorso di prosecco, e di nuovo. Da Jimmy lo montiamo con vodka alla vaniglia e maracuja fresco, schiuma alta e flute ghiacciato.
Vodka, espresso fresco, liquore al caffè, sciroppo.
Espresso appena estratto, vodka e liquore al caffè scossi fino alla schiuma color crema: la sveglia elegante prima di uscire.
Si racconta che negli anni Ottanta una modella chiese a Dick Bradsell, a Londra, qualcosa che la svegliasse e poi la stendesse. Nacque così. Il segreto è l'espresso fresco, scosso forte sul ghiaccio per fare la crema. Da Jimmy usiamo caffè appena fatto, mai sciroppo: per questo la schiuma regge fino all'ultimo sorso.
Vodka, ginger beer, lime, mug di rame.
Vodka, ginger beer pungente e lime nel mug di rame ghiacciato: una freschezza che morde già dal primo contatto.
Nato a New York negli anni Quaranta per smaltire scorte di vodka e ginger beer che nessuno comprava, deve metà del suo fascino al mug di rame: tiene il freddo e amplifica lo zenzero. Da Jimmy lo serviamo nel rame, sempre, con lime spremuto al momento.
Vodka al limone, triple sec, succo di mirtillo rosso, lime.
Vodka al limone, mirtillo rosso e triple sec in coppa ghiacciata: rosa acceso, agrumato, con l'eleganza degli anni Novanta.
Reso celebre da una certa serie newyorkese, il Cosmopolitan è molto più serio della sua reputazione: l'equilibrio tra mirtillo, agrume e triple sec è chirurgico. Il rosa nasce dal cranberry, non da sciroppi. Da Jimmy lo serviamo in coppa gelata, con una scorza d'arancia bruciata sopra.
Vodka, lime, zucchero di canna, ghiaccio tritato.
Lime pestato, zucchero di canna e vodka sul ghiaccio tritato: la cugina pulita della Caipirinha, tutta agrume e niente fronzoli.
La Caipiroska è la Caipirinha che cambia spirito: via la cachaça, dentro la vodka. Il risultato è più verticale e pulito, lascia parlare lime e zucchero. Si pesta a mano, si carica di ghiaccio tritato, si beve corta e fredda.
Vodka, vermouth dry, oliva o twist di limone.
Vodka cristallina e un velo di vermouth dry, freddissimo: pulito come un colpo di forbice, secco come un'intenzione.
'Mescolato, non shakerato' lo ha reso un'icona, ma la verità è che conta solo il freddo e la pulizia. Vodka di qualità, vermouth quasi invisibile, bicchiere gelato. Oliva o twist di limone: te lo chiediamo prima di costruirlo.
Vodka, liquore al caffè.
Vodka e liquore al caffè sul ghiaccio: due ingredienti, colore notte, una scossa di caffeina che tiene gli occhi aperti.
Nato a Bruxelles nel dopoguerra e dedicato a un diplomatico americano, è la semplicità che funziona: vodka e liquore al caffè, ghiaccio, nient'altro. Aggiungi panna e diventa White Russian. Da Jimmy lo serviamo on the rocks, scuro e diretto.
Vodka, liquore al caffè, panna fresca.
Vodka, liquore al caffè e panna fresca: vellutato, dolce, color nocciola. Da bere piano, a fine serata.
Reso immortale da un certo Drugo in vestaglia, è il Black Russian addolcito dalla panna: dessert e cocktail insieme. La panna va versata piano, perché galleggi un istante prima di sciogliersi. Da Jimmy lo facciamo cremoso, mai stucchevole.
Vodka, succo di ananas, succo di mirtillo rosso.
Vodka, ananas e mirtillo rosso: rosato, tropicale, facilissimo. Una spiaggia in pieno centro universitario.
Il Bay Breeze è il long drink che non chiede attenzione: ananas dolce, mirtillo asprigno, vodka neutra a fare da ponte. Regge anche d'inverno, quando vuoi qualcosa di solare senza pensarci. Da Jimmy è tra i più ordinati dai tavoli grandi.
Vodka, succo di pomodoro, limone, Worcestershire, Tabasco, sale, pepe.
Vodka, pomodoro, limone e una scarica di spezie: salato, piccante, quasi un piatto. Il cocktail più 'cucinato' del bancone.
Nato a Parigi negli anni Venti e perfezionato a New York, è l'unico cocktail che flirta col cibo: Worcestershire, Tabasco, sale, pepe e l'acidità del pomodoro. Ognuno lo vuole a modo suo — da Jimmy te lo tariamo sul piccante che reggi.
Vodka, blue curaçao, soda al limone.
Vodka, blue curaçao e soda al limone: blu acceso, agrumato, scenico. Per chi sceglie il drink anche con gli occhi.
Inventato a Parigi negli anni Sessanta, deve tutto al blu del curaçao, che è arancia travestita. Sotto il colore c'è un long drink agrumato e dissetante. Da Jimmy esce con un blu che si vede dall'altra parte della sala.
Vodka, succo di pompelmo, succo di mirtillo rosso.
Vodka, pompelmo e mirtillo rosso: amarognolo, pulito, freschissimo. La brezza che taglia le serate calde.
Cugino più asciutto del Bay Breeze, gioca sull'amaro del pompelmo invece che sul dolce dell'ananas. È il long drink per chi trova i cocktail tropicali troppo zuccherini. Vodka, due succhi, ghiaccio: niente di superfluo.
Vodka, clamato, lime, Worcestershire, Tabasco, sale al sedano.
Vodka, clamato, lime e spezie con sale al sedano sul bordo: il Bloody Mary canadese, più salino e profondo.
Inventato a Calgary nel 1969, è il drink nazionale canadese: la differenza è il clamato, succo di pomodoro tagliato con brodo di vongole. Salino, marino, sorprendente. Da Jimmy è per i curiosi che hanno già fatto pace col Bloody Mary e vogliono andare oltre.
Vodka, espresso freddo, liquore al caffè, zucchero, foam freddo.
L'Espresso Martini portato all'estremo del freddo: più gelido, più cremoso, con una schiuma costruita per le notti lunghe.
La nostra versione nasce da un'ossessione: la schiuma. Espresso raffreddato, vodka, liquore al caffè e una cold foam montata a parte che resta compatta fino in fondo. È l'Espresso Martini per chi lo ordina già pensando al secondo. Lo trovi solo da noi, in via Petroni.
Vodka, succo d'arancia, Galliano.
Vodka, arancia e una colata di Galliano alla vaniglia: lo Screwdriver vestito da anni Settanta, dolce e nostalgico.
Il nome leggendario nasce da un surfista californiano di nome Harvey che, dopo qualche bicchiere di troppo, sbatteva contro i muri. Il Galliano sopra l'arancia aggiunge vaniglia ed erbe, e trasforma un semplice Screwdriver in qualcosa di vintage e profumato.
Vodka, triple sec, lime.
Vodka, triple sec e lime in parti quasi uguali: corto, freddo, dritto al punto. Il sour che apre le serate veloci.
Nato come shot e cresciuto a cocktail, il Kamikaze è il sour ridotto all'osso: agrume, dolcezza dell'arancia, vodka pulita. Si beve corto e ghiacciato, spesso più di uno. Da Jimmy è il preferito dei tavoli che vogliono partire forte.
Vodka, succo d'arancia.
Vodka e succo d'arancia, senza complicazioni: il long drink più solare e onesto del bancone.
Si racconta che i petrolieri americani in Medio Oriente lo mescolassero con il cacciavite, da cui il nome. Due ingredienti, zero segreti: la qualità sta tutta nell'arancia e nel ghiaccio. Da Jimmy lo facciamo con succo fresco quando c'è.
Soju, limone, zucchero, albume.
Soju coreano, limone e una schiuma setosa d'albume: leggero, pulito, sorprendentemente elegante.
Il soju è il distillato più bevuto al mondo, ma in Italia resta una curiosità. In versione sour diventa accessibile: gradazione gentile, agrume vivo, foam vellutata. Da Jimmy è il drink per chi vuole provare qualcosa di nuovo senza strafare.
Vodka, gin, rum, tequila, Midori, limone, soda al limone.
Quattro distillati bianchi, Midori e soda al limone: verde fluorescente, forte sotto il pop. Il Long Island travestito da melone.
Variante del Long Island Iced Tea, il Tokyo sostituisce la cola con il Midori al melone: stesso scheletro robusto, colore impossibile. Sembra una bibita, ma porta dentro vodka, gin, rum e tequila. Da Jimmy è il drink-spettacolo dei gruppi.
20 voci Bourbon, scotch, rye e torbati: drink che restano sul palato e sulla memoria.
Bourbon, zucchero, angostura, scorza d'arancia.
Uno dei cocktail più antichi che esistano. Bourbon, zucchero, bitter e ghiaccio, niente di più.
Uno dei cocktail più antichi che esistano. Bourbon, zucchero, bitter e ghiaccio, niente di più.
Bourbon, limone, zucchero, albume.
Bourbon morbido, schiuma cremosa e agrume vivo. Un sour fatto come si deve.
Bourbon morbido, schiuma cremosa e agrume vivo. Un sour fatto come si deve.
Rye whiskey, vermouth rosso, angostura, ciliegia.
Stirato, profondo, autorevole. New York in un bicchiere.
Stirato, profondo, autorevole. New York in un bicchiere.
Bourbon, Campari, vermouth rosso, scorza d'arancia.
Un Negroni col bourbon. Più caldo, più rotondo, con una nota di tabacco.
Un Negroni col bourbon. Più caldo, più rotondo, con una nota di tabacco.
Bourbon, menta fresca, zucchero, ghiaccio tritato.
Menta strofinata, ghiaccio tritato fino e mug ghiacciata. Profondo Sud americano.
Menta strofinata, ghiaccio tritato fino e mug ghiacciata. Profondo Sud americano.
Rye whiskey, zucchero, Peychaud's bitter, rinse di assenzio, scorza di limone.
New Orleans in un bicchiere. Anice, bitter, rye e scorza di limone.
New Orleans in un bicchiere. Anice, bitter, rye e scorza di limone.
Bourbon, miele, limone.
Il Whiskey Sour in versione miele. Setoso, dorato, immediato.
Il Whiskey Sour in versione miele. Setoso, dorato, immediato.
Bourbon, Aperol, Amaro Nonino, limone.
Parti uguali di amaro italiano e bourbon americano. Un moderno diventato di culto.
Parti uguali di amaro italiano e bourbon americano. Un moderno diventato di culto.
Irish whiskey, vermouth rosso, orange bitter.
La versione irlandese del Manhattan. Più morbida, un po' più verde.
La versione irlandese del Manhattan. Più morbida, un po' più verde.
Bourbon, vermouth rosso, Fernet-Branca.
Un Manhattan italiano col Fernet. Mentolato, scuro, autorevole.
Un Manhattan italiano col Fernet. Mentolato, scuro, autorevole.
Whiskey torbato, vermouth, sciroppo speziato, bitter.
Affumicato, speziato e profondo. Per chi cerca il torbato.
Affumicato, speziato e profondo. Per chi cerca il torbato.
Bourbon, Campari, vermouth, espresso fresco.
Il Boulevardier che incontra il caffè. La notte e il mattino nello stesso bicchiere.
Il Boulevardier che incontra il caffè. La notte e il mattino nello stesso bicchiere.
Bourbon, fichi caramellati affumicati, limone, albume.
Un sour denso, fichi affumicati e una schiuma seria. Drink da fotografare.
Un sour denso, fichi affumicati e una schiuma seria. Drink da fotografare.
Bourbon, pasta di sesamo nero, sciroppo, uovo intero.
Un flip cremoso al sesamo nero tostato. Texture pazzesca, finale lungo.
Un flip cremoso al sesamo nero tostato. Texture pazzesca, finale lungo.
Brandy, Calvados, vermouth rosso.
Uno stirred scuro e fruttato, nato per rimetterti in piedi.
Uno stirred scuro e fruttato, nato per rimetterti in piedi.
Rye whiskey, Bénédictine, angostura.
Un Old Fashioned più erbaceo, con la dolcezza del monastero e un rye deciso.
Un Old Fashioned più erbaceo, con la dolcezza del monastero e un rye deciso.
Scotch, limone, miele e zenzero, float di whisky torbato.
Medicina moderna: fumo, miele, zenzero e limone. Cura garantita.
Medicina moderna: fumo, miele, zenzero e limone. Cura garantita.
Scotch whisky, Drambuie, scorza di limone.
Whisky e miele speziato. Corto, rotondo, da fine nottata.
Whisky e miele speziato. Corto, rotondo, da fine nottata.
Rye whiskey, Fernet-Branca, zucchero, angostura.
Rye e Fernet, secco e mentolato. Per chi ama l'amaro vero.
Rye e Fernet, secco e mentolato. Per chi ama l'amaro vero.
Rye, cognac, vermouth rosso, Bénédictine, Peychaud's, angostura.
La New Orleans più potente: whiskey, cognac, vermouth ed erbe profonde.
La New Orleans più potente: whiskey, cognac, vermouth ed erbe profonde.
29 voci Rum bianchi, scuri e agricole: frutta vera, ghiaccio tritato, energia tropicale senza compromessi.
Rum bianco, menta fresca, lime, zucchero, soda.
Menta pestata, lime vivo e bollicine. Cuba in un bicchiere alto, senza fronzoli.
La leggenda lo lega alla Bodeguita del Medio dell'Avana, il locale di scrittori e marinai dove Hemingway lo ordinava contro il caldo. Il trucco sta tutto nel gesto: la menta si pesta appena, mai fino a renderla amara. Noi lo facciamo generoso di ghiaccio, così resta dissetante anche dopo mezzanotte.
Rum bianco, passion fruit, menta, lime, zucchero, soda.
Maracujá esotico e menta fredda. Il Mojito che profuma di vacanza anche a gennaio.
Il maracujá è entrato nei bar tropicali negli anni Novanta, quando i barman hanno cominciato a spingere il Mojito oltre il classico lime e zucchero. Il frutto porta acidità tropicale e un profumo che senti prima ancora del primo sorso. È la variante giusta quando vuoi freschezza con un pizzico di stravaganza.
Rum, ananas, crema di cocco.
Cremoso, dolce e tropicale. Il drink che sa di spiaggia anche con la pioggia fuori.
Nata a San Juan negli anni Cinquanta, la Piña Colada è diventata il drink nazionale di Porto Rico nel 1978 e da lì non ha più smesso di girare il mondo. Ananas e cocco non sono guarnizione: bilanciano il rum e creano una texture quasi da dessert liquido. È il cocktail che ti godi senza sentirti in colpa.
Rum bianco, lime, zucchero.
Tre ingredienti, shakerato gelido. Pulizia assoluta, niente distrazioni.
Il Daiquiri nasce a Cuba intorno al 1898, quando un ingegnere americano lo inventò per rinfrescare i minatori di ferro della miniera di Daiquiri. Hemingway lo amava frozen, ma è la versione shakerata il vero test di un bar: se il bilanciamento è sbagliato lo capisci al primo sorso. Da noi è secco, freddo e diretto.
Rum bianco e scuro, orgeat, curaçao, lime.
Mandorla, agrume e doppio rum. Un tiki potente travestito da vacanza.
Victor Bergeron lo creò nel 1944 al Trader Vic's di Oakland: un cliente lo assaggiò ed esclamò 'Maita'i ro'a ae!', che in tahitiano vuol dire 'fuori dal mondo', e il nome rimase. L'orgeat di mandorla e il curaçao all'arancia lo rendono dolce in superficie e deciso sotto. Un avviso: è più forte di quanto sembri.
Rum scuro, ginger beer, lime.
Rum scuro che galleggia su ginger beer piccante. Una tempesta in un bicchiere alto.
È il drink ufficiale delle Bermuda: Gosling's Black Seal e ginger beer, punto. Il nome viene dal contrasto a vista, il rum scuro che 'galleggia' su una base chiara e frizzante, come nuvole sopra il mare. È uno dei pochi cocktail al mondo protetti da marchio, ed è per questo che va fatto con quei due ingredienti.
Cachaça, lime, zucchero di canna, ghiaccio tritato.
Il Brasile in tre ingredienti. Ruvido, vegetale, dissetante da non smettere.
La Caipirinha usa la cachaça, un distillato di canna da zucchero non invecchiato, più grezzo e vegetale del rum classico. È il drink nazionale del Brasile dal 2003, ma nelle favelas lo bevevano già da decenni come rimedio popolare contro il raffreddore. Il lime si pesta con lo zucchero, non si spreme: è lì che nasce l'oleo-saccharum.
Mix di rum, succhi tropicali, agrumi, granatina.
Rosso tramonto e succhi tropicali. Il drink da condividere quando la serata sale di giri.
Il punch nasce nel Seicento tra i mercanti inglesi dei Caraibi, che mischiavano rum, lime, zucchero e spezie per rendere bevibile l'alcol di scambio. La regola d'oro dice 'uno di acido, due di dolce, tre di forte, quattro di leggero', e noi la rispettiamo con un tocco tropicale moderno. In brocca è la scelta giusta per tutto il tavolo.
Rum scuro, ananas, arancia, crema di cocco, noce moscata.
Più scuro e speziato della Piña Colada. Cocco, ananas e una grattata di noce moscata sul finale.
Inventato nel 1970 da Daphne Henderson al Soggy Dollar Bar di Jost Van Dyke, nelle Isole Vergini Britanniche. L'ingrediente segreto era il Pusser's Rum, il rum storico della Royal Navy, e la noce moscata grattugiata sopra era la firma. È famoso anche per la sfida del 'Painkiller Contest': ne bevi due nel tempo giusto e vinci una maglietta.
Mix di rum, falernum, lime, pompelmo, granatina.
Un tiki leggendario. Più rum di quanto pensi, più frutta di quanto ti aspetti.
Don the Beachcomber lo creò negli anni Trenta per un cliente che doveva affrontare un esame universitario, e lo chiamò Zombie perché 'lo aveva ridotto a uno zombie per due giorni'. La ricetta originale è rimasta segreta per decenni, con ingredienti numerati per depistare i concorrenti. Don Beach limitava i clienti a due Zombie a settimana: consiglio ancora valido.
Rum scuro, Campari, ananas, lime, zucchero.
Campari e ananas insieme. Tropicale, con un filo di amaro da adulto.
Nato nel 1978 all'Aviary Bar dell'Hilton di Kuala Lumpur, in Malesia: il tiki incontra l'amaro italiano in un hotel di lusso. Per anni è rimasto un segreto locale, finché i barman americani non l'hanno riscoperto negli anni Duemila. Il contrasto tra il dolce dell'ananas e l'amaro del Campari è esattamente ciò che te lo fa ricordare.
Rum chiaro, brandy, arancia, limone, orgeat.
Brandy e orgeat in coppa tiki. Mandorla, agrume e ghiaccio tritato che non mollano.
Il nome viene dalla 'Scorpion Bowl', servita con una gardenia che galleggia e cannucce da condividere: il drink da festa per definizione. Victor Bergeron lo mise in carta negli anni Quaranta come versione più elegante del classico tiki bowl. Brandy e orgeat lo spostano verso un cognac sour tropicale: potente, ma sorprendentemente raffinato.
Mix di rum, miele, lime, pompelmo.
L'erbaceo del grog di marina, con miele e pompelmo al posto della pioggia.
Il grog era la razione quotidiana della Royal Navy: rum diluito per prevenire lo scorbuto e tenere su il morale dell'equipaggio. Don Beach lo reinterpretò in chiave tiki negli anni Quaranta, aggiungendo miele e agrumi per ammorbidire il colpo. Il risultato sa di storia navale ma si beve come una vacanza.
Rum scuro, rum al cocco, ananas, arancia, granatina.
Rosso sul fondo, dorato sopra. Un tropicale a strati, già pronto per la foto.
Nata negli anni Settanta alle Bahamas, la Bahama Mama è figlia della cultura dell'island party: colori accesi, doppio rum e zero pretese. La granatina crea lo strato rosso che scende piano, effetto tramonto assicurato. È il long drink che non si prende sul serio, ed è proprio per questo che funziona sempre.
Malibu, succo d'arancia, granatina.
Cocco, arancia e la granatina che scende. Easy drinking con vista sul tramonto.
Il Malibu nasce in Giamaica nel 1890 come liquore a base di rum e cocco, e poi diventa la base di decenni di cocktail da spiaggia. Il Sunrise è la versione più fotogenica: la granatina pesa di più e scivola lenta sul fondo, creando il gradiente arancio-rosso. È il drink che ha insegnato al mondo cosa vuol dire 'vacanza nel bicchiere'.
Malibu, succo di mango, succo di mirtillo rosso.
Mango e mirtillo rosso. La gemella rosa del Sunrise, più esotica e meno stucchevole.
Il Sunset è nato come variante del Sunrise quando i bar tropicali hanno iniziato a sperimentare con succhi più complessi del semplice arancio. Mango e mirtillo rosso danno toni rosa-viola e un'acidità più interessante. È la prova che anche i drink 'facili' possono crescere senza perdere il loro fascino.
Rum, brandy, triple sec, lime, angostura.
La Hollywood degli anni Trenta in coppa. Secco, equilibrato, con un pedigree da red carpet.
Compare nel 1930 nell'Harry's ABC of Mixing Cocktails di Harry Craddock, ma la sua fama è legata ai bar degli hotel di lusso di Los Angeles e alle feste del cinema muto. Mettere insieme rum e brandy era considerato audace per l'epoca: oggi suona come eleganza classica. È un drink per chi ama i sour più strutturati senza perdere la finezza.
Rum bianco, ananas, lime, menta, zucchero.
Un Mojito con l'ananas. Verde dorato, profumato, dissetante fino all'ultimo sorso.
Prende il nome dall'Isola dei Pini, una piccola isola del Pacifico meridionale famosa per le sue spiagge da cartolina. La ricetta unisce la freschezza del Mojito cubano con la dolcezza tropicale dell'ananas, due mondi che si incontrano in un solo bicchiere. È meno noto del fratello classico, ma chi lo prova di solito lo riordina.
Rum scuro, sciroppo al cacao tostato, mole bitter, scorza d'arancia.
Un Old Fashioned al cacao tostato. Profondo, amaro e leggermente affumicato. Firma della casa.
L'Old Fashioned nasce nell'Ottocento come 'whiskey cocktail', quando i drink non avevano ancora un nome proprio. Noi lo spostiamo ai Caraibi con rum scuro e cacao tostato, aggiungendo un mole bitter che strizza l'occhio al Messico. È la nostra risposta per chi vuole un drink da contemplare, non da scolare.
Midori, triple sec, succo di limone.
Verde neon e melone giapponese. Un cocktail vintage anni Ottanta che non passa di moda.
Creato nel 1984 da Jean-Paul Bourguignon al Mietta's di Melbourne, in Australia, curiosamente lontanissimo dal Giappone. Il Midori, liquore al melone, era l'ingrediente 'esotico' dell'epoca, e quel verde fluorescente lo rese un'icona da discoteca. Oggi è un pezzo da museo del cocktail, che i barman rispettano per la sua semplicità impeccabile.
Amarula, rum, mango, arancia, crema di cocco.
Un tramonto cremoso. Frutta gialla, cocco e Amarula vellutata dal Sudafrica.
L'Amarula è un liquore sudafricano a base di marula, l'albero i cui frutti caduti fanno impazzire gli elefanti. Fermentato, distillato e invecchiato in botti di rovere, ha note di caramello e agrumi tropicali davvero particolari. Nel Sunset incontra rum e cocco, per un drink che sa di safari all'ora del tramonto.
Rum bianco, brandy, triple sec, limone.
Un Sidecar tropicale, ancora più tagliente. Agrume, rum e brandy senza compromessi.
Harry MacElhone lo registrò nel 1930 all'Harry's New York Bar di Parigi come versione provocante del Sidecar classico, sostituendo il cognac con rum bianco. Il nome gioca sull'eleganza del drink e sul doppio senso del 'tra le lenzuola', tipico umorismo parigino degli anni Venti. Tre spiriti in parti uguali: audace, secco, da ricordare.
Rum, vodka, blue curaçao, ananas, sweet & sour.
Blu piscina e ananas. Tropicale senza vergogna, vacanza assicurata.
Creato negli anni Cinquanta da Harry Yee al Kaiser Hawaiian Village di Waikiki, il Blue Hawaii cavalca l'onda del blue curaçao, il liquore blu che conquistò i bar di mezzo mondo. Rum e vodka insieme lo rendono più potente del tiki classico, ma il look da cartolina resta intatto. È il drink che ha reso il blu elettrico un colore accettabile nei bicchieri.
Rum bianco, calamansi, menta, zucchero, soda.
Un Mojito asiatico. Calamansi più acido del lime, menta fredda, freschezza tagliente.
Il calamansi, o calamondino, è un incrocio tra kumquat e mandarino diffuso in tutto il Sud-est asiatico, dalle Filippine al Vietnam. Più acido e profumato del lime, dà al Mojito una dimensione agrumata che il classico cubano non ha. È la prova che anche i grandi classici ci guadagnano a viaggiare.
Rum bianco, vermouth dry, orange curaçao, granatina.
La Cuba elegante. Vermouth secco, rum chiaro e una linea rossa di granatina.
Nato a Cuba negli anni Venti, l'El Presidente deve il nome a Gerardo Machado, presidente dell'isola dal 1925 al 1933. In sostanza è un Manhattan cubano: rum al posto del whiskey, vermouth dry e una goccia di granatina per il colore. Meno noto del Daiquiri, ma all'Avana lo trovi ancora nei bar storici.
Rum, apricot brandy, ananas, lime.
L'Avana in coppa. Albicocca, ananas e rum, con un finale asciutto e raffinato.
Creato negli anni Trenta da Will Parker, head barman dell'Hotel Nacional de Cuba, lo stesso hotel dove Hemingway aveva il suo tavolo fisso. Albicocca e ananas richiamano i sapori dell'isola, mentre il lime taglia la dolcezza. È considerato uno dei grandi dimenticati del cocktail cubano.
Rum chiaro e scuro, passion fruit, arancia, lime, granatina.
La New Orleans tropicale. Grande, rosso e pieno di rum: un uragano nel bicchiere.
Inventato negli anni Quaranta da Pat O'Brien nel suo locale su Bourbon Street, a New Orleans. Il nome viene dal bicchiere a forma di lampada a uragano in cui veniva servito, oggi un simbolo del French Quarter. Due rum, passion fruit e agrumi: sembra innocuo, ma ha la fama di metterti in ginocchio.
Rum scuro, menta, lime, zucchero, angostura.
Un Mojito più scuro e aromatico. Swizzle ghiacciato, con il bitter che profuma in cima.
Nato al Queen's Park Hotel di Port of Spain, a Trinidad, intorno al 1900: uno dei drink più antichi del mondo tiki. La tecnica swizzle usa un rametto di legno, lo 'swizzle stick', per raffreddare e diluire il drink nel ghiaccio tritato. L'angostura in cima non è guarnizione: è il profumo che annuncia un Mojito più adulto.
Rum bianco, lime, zucchero, basilico thai.
Un Daiquiri verde e speziato. Basilico thai profumato al posto della menta.
Il basilico thai ha note di anice e pepe nero che la menta non sa dare: più esotico, più complesso. Mettere erbe asiatiche nel Daiquiri cubano è una tendenza moderna, ma funziona perché il rum bianco è una tela neutra. È la nostra firma per chi vuole un classico rivisitato senza tradirne l'anima.
16 voci Agave 100%, blanco, reposado e añejo, con il fumo del mezcal quando la serata chiede profondità.
Tequila, triple sec, lime, sale sul bordo.
Tequila, agrume e sale, tre note in equilibrio. Senza compromessi.
Tequila, agrume e sale, tre note in equilibrio. Senza compromessi.
Tequila, lime, sciroppo di agave.
La Margarita senza triple sec, addolcita con l'agave. Più tequila, più pulita.
La Margarita senza triple sec, addolcita con l'agave. Più tequila, più pulita.
Tequila, blue curaçao, lime, sale sul bordo.
Una Margarita blu elettrico. Stesso DNA, look diverso.
Una Margarita blu elettrico. Stesso DNA, look diverso.
Tequila, soda al pompelmo, lime, sale.
Pompelmo amarognolo, sale e tequila chiara. Il drink più bevuto in Messico.
Pompelmo amarognolo, sale e tequila chiara. Il drink più bevuto in Messico.
Tequila, succo d'arancia, granatina.
Un tramonto nel bicchiere: arancia carica e il rosso che cala piano.
Un tramonto nel bicchiere: arancia carica e il rosso che cala piano.
Mezcal, triple sec, lime, sale affumicato.
La Margarita col mezcal: affumicatura sul fondo, sale tostato sul bordo.
La Margarita col mezcal: affumicatura sul fondo, sale tostato sul bordo.
Tequila, crème de cassis, lime, ginger beer.
Cassis nero, ginger pungente e tequila. Un long drink scuro e vivo.
Cassis nero, ginger pungente e tequila. Un long drink scuro e vivo.
Tequila, ginger beer, lime.
Il Moscow Mule in versione tequila. Più erbaceo, più caldo.
Il Moscow Mule in versione tequila. Più erbaceo, più caldo.
Tequila reposado, mezcal, agave, mole bitter, scorza d'arancia.
Old Fashioned messicano. Affumicato, vegetale, strutturato.
Old Fashioned messicano. Affumicato, vegetale, strutturato.
Mezcal, Aperol, Chartreuse Yellow, lime.
Un moderno in parti uguali: fumo, erbe gialle e agrume. Diventato di culto.
Un moderno in parti uguali: fumo, erbe gialle e agrume. Diventato di culto.
Mezcal, Aperol, maraschino, lime.
Un sour scuro di ciliegia e fumo. In equilibrio tra amaro e dolce.
Un sour scuro di ciliegia e fumo. In equilibrio tra amaro e dolce.
Mezcal, Campari, vermouth rosso, scorza d'arancia.
Un Negroni affumicato. Stesso scheletro, anima diversa.
Un Negroni affumicato. Stesso scheletro, anima diversa.
Mezcal, soda al pompelmo, lime, sale.
La Paloma in versione affumicata. Pompelmo, sale e mezcal vivo.
La Paloma in versione affumicata. Pompelmo, sale e mezcal vivo.
Tequila blanco, cola, lime, sale.
Tequila e cola con sale e lime. Semplice, messicano, perfetto.
Tequila e cola con sale e lime. Semplice, messicano, perfetto.
Mezcal, agrumi freschi, agave, bitter aromatico, sale affumicato.
Agrumi dorati e fumo di mezcal. Fresco, salino, luminoso.
Agrumi dorati e fumo di mezcal. Fresco, salino, luminoso.
Tequila, lime, triple sec, sciroppo masala, sale speziato.
Una Margarita speziata di agrume e masala. Calda, secca, sorprendente.
Una Margarita speziata di agrume e masala. Calda, secca, sorprendente.
8 voci Cocktail veri, zero alcol: stessa cura, stesso tempo al bancone, stesso rispetto per il bicchiere.
Mirtillo rosso, lime, soda agli agrumi, scorza di limone.
Rosa neon, acidità pulita: il Cosmopolitan che non ti chiede il documento.
Il Cosmopolitan ha conquistato New York negli anni Novanta; questa versione mantiene il colore iconico e il profilo agrumato senza una goccia di alcol. Mirtillo e lime fanno il lavoro sporco, la soda agli agrumi alleggerisce. A Jimmy è il drink per chi vuole restare in pista senza rinunciare al look da cocktail bar.
Polpa di mango, menta, lime, soda.
Mango maturo e menta schiacciata: tropicale, fresco, zero gradi.
La menta va strofinata nel bicchiere, non messa lì per decorazione: rilascia oli essenziali che il mango dolce amplifica invece di coprire. Il lime taglia la dolcezza prima che diventi stucchevole. È il drink che ordini quando fuori fa caldo e dentro vuoi credere di essere più a sud.
Tè freddo nero, pesca, limone, soda.
Tè freddo, pesca succosa e bollicine in cima: comfort drink con personalità.
Il tè nero freddo porta tannini e struttura, la pesca matura aggiunge morbidezza senza zuccherare troppo. La soda in cima non è un trucco: separa le texture e rende ogni sorso più leggero. Pensato per chi vuole qualcosa di familiare ma non banale.
Cetriolo, lime, soda, tonica al cetriolo.
Verde, secco, dissetante: lo spritz analcolico per chi ama il profilo secco.
Cetriolo a fette e tonica al cetriolo costruiscono un profilo vegetale che il lime rende tagliente, non floreale. È l'anti-spritz dolce: niente zucchero di copertura, solo freschezza e amaro leggero. Perfetto come aperitivo analcolico o come reset tra un drink e l'altro.
Ananas, zenzero fresco, lime, soda.
Zenzero pestato, ananas tropicale: piccante e dolce in equilibrio.
Lo zenzero va pestato, non tagliato: così il piccante esce subito e l'ananas non deve competere con i pezzi interi. Il lime chiude con acidità pulita, la soda alleggerisce il tutto. È il drink che sveglia il palato senza alcol, utile quando la serata è lunga ma vuoi restare lucido.
Anguria, lime, basilico, soda.
Anguria fresca e basilico: estate liquida, leggera, immediata.
L'anguria porta il 90% di acqua e dolcezza naturale; il basilico aggiunge una nota erbacea che evita il sapore da succhino. Il lime tiene tutto in equilibrio. È il drink che funziona meglio quando fuori c'è caldo e dentro vuoi qualcosa che non pesa.
Lychee, acqua di rose, lime, soda.
Lychee dolce, rosa floreale, frizzante leggera: signature analcolico di Jimmy.
Il lychee ha un profilo esotico che l'acqua di rose amplifica senza farlo diventare un profumo da profumeria, e il lime fa da ancora. È uno dei pochi analcolici che regge il confronto con i cocktail della carta. Lo abbiamo messo in evidenza perché chi lo prova di solito lo ripete.
Mirtilli, limone, zucchero, soda.
Mirtilli pestati, limone netto: lemonade viola che non fa da bambino.
I mirtilli vanno pestati per liberare colore e succo, il limone taglia la dolcezza prima che diventi sciroppo. La soda in cima rende il drink più bevibile di una lemonade piatta. È il classico estivo riscritto per un bar: non troppo dolce, non troppo acido.
7 voci Erbe, radici e agrumi: per chiudere il pasto o riaprire la serata con carattere.
Amaro siciliano, dolce-amaro equilibrato: il fine pasto che non delude mai.
Nato in Sicilia nel 1868, l'Averna parte da una ricetta monastica che un frate regalò a un commerciante di Caltanissetta. Agrumi scuri, erbe mediterranee e un finale morbido lo hanno reso l'amaro più riconoscibile d'Italia. Lo serviamo liscio o con ghiaccio, sempre freddo.
L'amaro bolognese per antonomasia: floreale, leggero, da bere tutta la sera.
Prodotto a Bologna dal 1885, Montenegro è l'amaro della città: meno aggressivo del Fernet, più elegante dell'Averna, con un profilo floreale che non stanca. Stanislao Cobianchi lo creò miscelando oltre quaranta botaniche. Da Jimmy è signature perché qui a via Petroni è casa.
Mentolato, implacabile, finale lungo: lo shot che chiude la notte.
Il Fernet-Branca esiste dal 1845 e la ricetta è ancora segreta: erbe, radici e un mentolo che ripulisce tutto quello che è venuto prima. In Argentina lo bevono con la cola, in Italia liscio o ghiacciato dopo cena. Noi lo serviamo freddo: è l'amaro per chi non ha paura dell'amaro.
Friulano, base grappa, agrumi e spezie: elegante, da meditazione.
Antonio Nonino lo lanciò negli anni Settanta partendo da una grappa di uva picolit: un amaro più raffinato, meno rustico, con agrumi e spezie che si aprono lentamente. È uno degli amari più premiati al mondo. Da Jimmy lo teniamo in premium perché merita tempo e attenzione.
Calabrese, da freezer: erbe del sud, ghiaccio solido, finale fresco.
L'Amaro del Capo viene dalla Calabria e va servito ghiacciato, letteralmente preso dal freezer, non solo con i cubetti. Menta, liquirizia ed erbe mediterranee creano un profilo fresco che il freddo estremo amplifica. È l'amaro estivo per eccellenza: dolce-amaro che non appesantisce.
Erbe nere tedesche, anice, finale freddo: l'amaro che ha conquistato i club.
Il Jägermeister nasce nel 1934 in Germania da una ricetta di cinquantasei erbe e spezie, e il nome significa 'maestro di caccia'. Il profilo aniciato e il finale mentolato lo hanno reso lo shot più richiesto d'Europa. Lo serviamo ghiacciato, liscio o nel Fernandito.
Fernet-Branca, cola, ghiaccio, lime opzionale.
Fernet e cola: il long drink argentino che ha fatto il giro del mondo.
Il Fernandito, ovvero Fernet e cola, è il drink nazionale argentino: Fernet amaro, cola scura, ghiaccio pieno, lime se lo vuoi. In Argentina lo bevono a pranzo, a cena e dopo cena, e il rapporto tra amaro e dolce è studiato. Noi lo facciamo generoso: è il modo più accessibile per avvicinarsi al Fernet.
7 voci Singoli, vassoi da dodici, formati festa: veloci, diretti, pronti per il tavolo.
Tequila bianca, sale e lime: lo shot che non ha bisogno di presentazioni.
Sale sul dorso della mano, tequila, lime: la sequenza è la stessa da decenni. La tequila bianca va servita fredda, il sale amplifica l'agave, il lime pulisce il palato. Noi lo facciamo rapido e preciso: è lo shot che apre o chiude la serata senza discussioni.
Vodka ghiacciata, cristallina, diretta: niente fronzoli, solo impatto.
La vodka va servita il più fredda possibile: il freddo maschera l'alcol e rende lo shot più bevibile. Niente mixer, niente decorazioni: solo spirito pulito in un sorso. È lo shot per chi vuole andare dritto al punto, utile come reset o come sfida tra amici.
Erbe nere, ghiacciato: lo shot più ordinato in Europa, servito come si deve.
Jägermeister a −18°C dal freezer: così il mentolo e le erbe esplodono in bocca senza bruciare. È lo shot che ha attraversato generazioni di serate, dai club tedeschi ai bar di tutta Europa. Lo teniamo sempre pronto in freezer.
Tre strati, tre consistenze: caffè, crema e arancio. Un'icona assoluta.
Il B-52 nasce negli anni Settanta e deve il nome al bombardiere americano: liquore al caffè sul fondo, crema irlandese al centro, triple sec in cima. Si beve attraverso gli strati o tutto in un sorso, funzionano entrambi i modi. Noi lo facciamo a strati netti, senza mescolare.
Tequila, fragola, lime: lo shot festa quando la serata si scalda.
Tequila bianca, liquore alla fragola e lime: dolcezza e acidità che mascherano l'alcol senza renderlo innocuo. È lo shot da carnevale: più accessibile della tequila liscia, più divertente della vodka pura. Perfetto per i gruppi che vogliono qualcosa di colorato e veloce.
Sambuca con tre chicchi di caffè: tradizione italiana, rituale breve.
Tre chicchi di caffè galleggiano nel bicchiere: salute, ricchezza e felicità, o più semplicemente anice e caffè che si bilanciano. La fiamma opzionale brucia l'alcol in eccesso, senza fiamma si beve liscio. Lo serviamo con i chicchi: è il fine pasto in formato compatto.
Vassoio da 12 shot misti: il pacchetto gruppo per feste e lauree.
Dodici shot diversi su un vassoio: tequila, vodka, Jäger, B-52, Mexican e altri. Il mix cambia ma la logica resta la stessa: varietà per tutti i gusti, un sorso a testa, zero discussioni. È l'offerta più richiesta per le feste di laurea e i compleanni numerosi. Lo prepariamo al volo quando il gruppo è pronto.
3 voci Selezione spina con caraffa da un litro: per il tavolo, la partita o la serata lunga.
Lager fresca, 0,2L: il formato giusto per un giro veloce al bancone.
La lager alla spina è la birra più bevuta al mondo per un motivo: pulita, dissetante, senza sorprese. Il formato piccolo è perfetto quando vuoi un sorso freddo senza impegnarti a un mezzo litro. Noi la spilliamo fresca: schiuma compatta, temperatura giusta.
0,4L di lager alla spina: il formato standard per chi resta un po'.
Il mezzo litro, o quasi, è il formato che la maggior parte dei locali usa come default: abbastanza birra da accompagnare una chiacchiera, non troppa da appesantire. Lager fresca, schiuma che regge, gusto pulito. È la scelta sicura quando non sai cosa prendere.
Caraffa da 1 litro al tavolo: per gruppi, partite e serate che durano.
Un litro di lager alla spina in caraffa: condiviso al tavolo, ghiaccio opzionale, zero andata al bancone ogni dieci minuti. È l'offerta gruppo per feste di laurea, compleanni e serate sport. A Jimmy la prepariamo fresca e la portiamo al tavolo pronta.
4 voci Lager, IPA, weiss, stout: la carta segue la stagione e quello che piace in sala.
India Pale Ale luppolata: amaro aromatico, profilo agrumato, finale secco.
L'IPA nasce dall'esigenza di conservare la birra durante i viaggi verso l'India: più luppolo, più alcol, più resistenza. Oggi è lo stile craft per eccellenza: luppolo americano o europeo, profumi di agrumi e pino, amaro netto. Per chi vuole una birra con carattere, non solo dissetante.
Birra di frumento bavarese: banana, chiodi di garofano, torbida e profumata.
La Weiss, o Hefeweizen, usa un lievito che non viene filtrato: da lì il colore torbido e gli esteri di banana e chiodi di garofano. È la birra della Baviera per antonomasia, più morbida della lager, più profumata. Perfetta per chi ama una birra con personalità senza l'amaro spinto dell'IPA.
Stout cremosa: caffè tostato, cioccolato amaro, corpo pieno.
La stout, e in particolare la Guinness, ha reso famoso il malto tostato: caffè, cioccolato, corpo denso e schiuma cremosa. È una birra da sorseggiare piano, non da tracannare. La teniamo in bottiglia per chi vuole qualcosa di scuro e avvolgente dopo cena o al posto del digestivo.
Lager classica in bottiglia: pulita, universale, sempre la scelta giusta.
La lager internazionale è lo stile più diffuso al mondo: fermentazione bassa, gusto pulito, bassa gradazione alcolica. In bottiglia mantiene carbonatazione e freschezza. È la birra che funziona con tutto, dall'aperitivo alla cena alla partita, senza chiedere attenzione.
4 voci Bianchi, rossi, bollicine: carta corta, scelta giusta per accompagnare la serata.
Bianco fresco al calice: selezione del Cocktail Lab, cambia con la stagione.
Il bianco al calice non è un vino generico: è la bottiglia che il Cocktail Lab apre oggi, frizzante o ferma, secca o leggermente aromatica. Chiedi al bancone quale etichetta c'è in rotazione. Perfetto con un aperitivo leggero o come alternativa ai cocktail quando vuoi qualcosa di più semplice.
Rosso strutturato al calice: chiedi al Cocktail Lab la cantina del giorno.
Il rosso al calice segue la stessa logica del bianco: rotazione, stagionalità, etichette che il bar sceglie per accompagnare la serata. Può essere un Sangiovese bolognese o qualcosa da fuori regione, dipende da cosa abbiamo aperto. Chiedi sempre: la risposta vale più del nome in carta.
Bollicine secche al calice: brindisi, aperitivo, inizio serata.
Il Prosecco, o meglio il Glera delle colline venete, è diventato il simbolo del brindisi italiano. Secco, leggero, bollicine fini: funziona da solo o come base per spritz e cocktail. Lo serviamo freddo in calice flute, ed è il modo più veloce per alzare il tono della serata.
Bianchi, rossi e bollicine in bottiglia: selezione variabile, chiedi in bancone.
La carta vini in bottiglia non è fissa: ruotiamo le etichette in base alla stagione, agli arrivi e a cosa apriamo per il calice. Bianchi freschi, rossi strutturati, Prosecco e altre bollicine: chiedi al Cocktail Lab cosa c'è oggi e a che prezzo. Ideale per i tavoli che vogliono condividere.
5 voci Acqua, succhi, soft drink, toniche: per costruire il drink esattamente come lo vuoi.
Acqua naturale o frizzante, bottiglia 0,5L: base per ogni serata.
L'acqua non è un ripiego: è il reset tra un drink e l'altro, l'idratazione che ti tiene in pista. Naturale o frizzante, bottiglia da condividere o da tenere per sé. Da noi è sempre fredda.
Cola in bottiglia: mixer universale o soft da solo.
La cola è il mixer più usato al mondo (Cuba Libre, Fernandito, whiskey cola), ma funziona anche da sola con ghiaccio e limone. In bottiglia tiene la carbonatazione meglio della lattina aperta. La teniamo per chi costruisce drink al bancone o vuole qualcosa di dolce senza alcol.
Tonica premium: per Gin Tonic, vodka tonic o da sola con ghiaccio e limone.
Una tonica di qualità cambia un Gin Tonic: meno zucchero, più chinino, bollicine più fini. La usiamo anche per vodka tonic e per chi vuole qualcosa di amaro e dissetante senza alcol. Chiedi al bancone come preferisci il tuo highball.
Red Bull in lattina: energia per la notte o base per Jägerbomb e varianti.
Red Bull ha reso famoso il concetto di energy drink (taurina, caffeina, zucchero) e il Jägerbomb lo ha portato nei bar di tutto il mondo. Da solo o come mixer, è la scelta quando la serata è lunga e vuoi tenere il ritmo. Da noi è in lattina, sempre fredda.
Succo di frutta: ananas, arancia, mirtillo, mango — chiedi cosa c'è oggi.
I succhi si bevono da soli, come mixer per i cocktail analcolici o come base per chi costruisce drink al bancone. Ananas, arancia, mirtillo rosso, mango: la disponibilità può variare. Chiedi al bancone, ti diciamo cosa abbiamo e come usarlo.
Prima di passare Risposte rapide per chi sta organizzando una serata, una festa, o vuole solo passare a bere qualcosa.
Cocktail lab aperto dalle 18, sala interna per i gruppi. Scrivici su WhatsApp con data, orario e numero persone.